
Un romanzo uscito nel 1980 e pubblicato per la prima volta in Italia nel 2025 da Neri Pozza, con la traduzione di Elena Cantoni, che si aggiunge a Gli aghi d’oro, uscito nel 2024 e a Katie, del 2025 e al Ciclo di Blackwater, sei testi thriller/horror, pubblicati da Beat nel 2023. Michael McDowell, statunitense, è stato, oltre che scrittore, sceneggiatore di Beetlejuice, spirito porcello e di altre altre realizzazioni cinematografiche e televisive. È stato collaboratore di Tim Burton, Tom Holland e John Harrison fino alla morte per AIDS avvenuta all’età di quarantanove anni.
Luna fredda su Babylon è ciò che si può definire un romanzo gotico, sia pure con un’ambientazione del tutto inattesa per questo genere di narrazioni: non le brume della Gran Bretagna settentrionale ma gli acquitrini e il caldo della Florida, dato che non impedisce alla vicenda non solo di procedere con un grado più che accettabile di suggestione ma anche con la manifestazione di fantasmi vendicativi che non hanno nulla da invidiare a quelli classici della tradizione. Anzi, a essere sinceri, la lettura del testo, avvenuta nelle ore serali di un autunno torinese, mi ha provocato una tendenza irrestibile a dare un’occhiata dalle finestre, attendendo o temendo di vedere qualche inatteso fenomeno inspiegabile.

Un romanzo che si apre con un prologo a suo modo agghiacciante, che dà un assaggio potente della chiave scelta per il testo: una violenza estrema, raccontata con un grado di perfetta freddezza, tale da lasciare intontito il lettore che si affanna a rileggere le righe appena lette nel tentativo di afferrare l’orrore che ha appena incontrato. Un risultato davvero notevole che si ripete puntualmente nei diversi passaggi del testo, provocando l’effetto il curioso effetto di straniamento al quale accennavo poche righe fa.

Condotto con un perfetto equilibrio e un rigore geometrico nel costruire caratteri e moventi dei personaggi, ha come unico difetto – a rischio di voler passare per un insopportabile pignolo – un certo grado di frettolosità nella parte finale dell’intreccio, un difetto entro certi limiti connaturato alla natura del gotico, dove l’apparizione ultima degli spettri che condurrà a un finale definitivo non ha più nulla di accennato o di sussurato ma, anzi, è inevitabilmente ripetuto e annunciato ad alta voce, finendo per disperdere almeno parzialmente la sensazione di orrore che la vicenda aveva man mano creato nel lettore. D’altro canto è fatale che la storia termini con una sentenza definitiva e questa non può essere che la morte per il colpevole.
Un ottimo romanzo che, paradossalmente, ha anche il pregio di raccontare al lettore la vita quotidiana dei personaggi, attivi in una zona periferica della Florida, coltivatori senza speranza, ricattati dalle banche e timorosi per un cambio inatteso delle condizioni metereologiche che possono distruggere il lavoro di mesi e mesi e condannarli a un fallimento che da tempo, pigramente, invade i loro sogni. La vita difficile nella provincia americana si presenta così a un lettore già in qualche modo preparato dalle notizie sulla situazione attuale degli States. La luna esagerata ed eccessiva di Babylon e l’oscuro fiume Styx sono infine una cornice eccellente alla vicenda, ritornando rabbiosamente tra i sogni, gli incubi e le visioni di vivi e morti, essendo l’alfa e l’omega delle loro storie.

Michael McDowell, Luna fredda su Babylon, Neri Pozza, 2025, € 14,90, trad. Elena Cantoni










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